Quando si parla di riscaldamento domestico, siamo abituati a pensare a impianti singoli che funzionano autonomamente oppure ad apparati centralizzati, molto comuni nel contesto dei complessi condominiali. In entrambi i casi si tratta di soluzioni che implementano la produzione di energia termica in loco, ossia in un punto che si trova all’interno del perimetro del condominio. A partire dai primi anni Settanta, però, si è progressivamente diffusa – soprattutto in alcune città di medie e grandi dimensioni delle regioni centro-settentrionali – una soluzione alternativa, quella del teleriscaldamento.
Il primo impianto è stato costruito a Brescia nel 1972; da allora, sono stati realizzati oltre duecento reti di teleriscaldamento in tutta Italia: secondo i dati pubblicati dall’AIRU* (Associazione Italiana Riscaldamento Urbano), nel 2023 erano 231 i centri urbani teleriscaldati. Tra questi, grandi città come Milano e Torino, diversi capoluoghi di provincia (Bergamo e Mantova) e alcuni borghi della Toscana e dell’Umbria, per un totale che sfiora le 300 reti e i quasi 400 milioni di metri cubi riscaldati. Quella del teleriscaldamento è una soluzione molto diffusa nell’Europa Orientale che in Italia ha beneficiato soprattutto degli incentivi per la riduzione del carico fiscale applicato al carburante (l’IVA al 10%); non mancano, però, i casi in cui il sito di produzione dell’energia termica non sia alimentato da combustibili fossili ma da altre fonti, come nel caso proprio di Brescia, dove la maggior parte della rete è alimentata dal termovalorizzatore cittadino costruito nel 1998. Di seguito, vediamo in cosa consiste il teleriscaldamento, come funziona e quali benefici può apportare in termini di costi e consumi.
Teleriscaldamento cos’è: cosa dice la normativa.
Il Decreto legislativo 4 luglio 2014 n. 102 fornisce la seguente definizione di rete di teleriscaldamento (o teleraffrescamento): “Qualsiasi infrastruttura di trasporto dell’energia termica da una o più fonti di produzione verso una pluralità di edifici o siti di utilizzazione, realizzata prevalentemente su suolo pubblico, finalizzata a consentire a chiunque interessato, nei limiti consentiti dall’estensione della rete, di collegarsi alla medesima per l’approvvigionamento di energia termica per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi, per processi di lavorazione e per la copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria”.
Secondo quanto disposto dalla medesima normativa, un sistema di teleriscaldamento e/o di teleraffrescamento per essere considerato “efficiente” dal punto di vista energetico deve impiegare almeno:
- il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili;
- il 50% del calore di scarto;
- il 75% del calore cogenerato;
- il 50% di energia risultante da una combinazione delle fonti di cui sopra.
Come sottolineato anche da un rapporto dell’ENEA (pubblicato nel 2008), il teleriscaldamento è quindi un “per sua natura, un ‘Sistema Energetico Integrato’, intendendo con ciò che esso può comprendere (come sovente comprende) una pluralità di fonti energetiche: alcune utilizzanti combustibili fossili; altre fonti rinnovabili; alcune producono calore tramite combustione semplice e altre tramite sistemi di cogenerazione; sono presenti poi recuperi di energie disperse provenienti da processi industriali, utilizzo di energia geotermica, pompe di calore”.
Come funziona: le caratteristiche delle reti di teleriscaldamento.
In linea di massima, un sistema di teleriscaldamento è formato da:
- una o più centrali termiche, ovvero gli impianti deputati alla produzione di energia;
- una rete di scambio termico, composta dagli elementi che consentono la distribuzione e lo scambio dell’energia termica. Se il vettore termico – come accade nella maggior parte dei casi – è l’acqua calda, la rete non è altro che un complesso di tubazioni di ‘mandata’ e di ‘ritorno’. La rete, a seconda della configurazione, può essere lineare, ramificata o a maglia;
- una o più stazioni di pompaggio, in presenza di un fluido termoconvettore come, ad esempio, l’acqua calda;
- accumuli termici distribuiti, laddove sia necessario, per ragioni tecniche e prestazionali, ottimizzare la gestione della distribuzione dell’energia;
- uno scambiatore di calore, presente nelle reti di teleriscaldamento ‘indirette’ (così denominate perché tra il generatore termico e il corpo riscaldante è presente un elemento intermedio costituito, appunto, da uno scambiatore).
Il sistema funziona in maniera piuttosto semplice:
- all’interno di una centrale termica viene prodotto il calore con il quale è scaldato un fluido termoconvettore (principalmente acqua);
- il fluido ‘esce’ dalla centrale ad una temperatura che oscilla tra gli 80° e i 120° e viene immesso nella rete di distribuzione;
- le stazioni di pompaggio permettono all’acqua di raggiungere le utenze collegate al teleriscaldamento, dove può circolare all’interno dell’impianto di riscaldamento;
- l’acqua, dopo aver ceduto il calore agli elementi di irraggiamento (caloriferi, termosifoni e termoarredo), ‘esce’ dall’impianto domestico e viene immessa nuovamente nel circuito di distribuzione; tramite le canalizzazioni ‘di ritorno’ è convogliata verso la centrale termica per essere scaldata nuovamente.
Pro e contro del teleriscaldamento.
Prima di vedere quali sono i vantaggi del teleriscaldamento, è bene sottolineare come l’utilizzo e l’efficacia di sistemi di questo tipo possano variare sensibilmente in funzione di “un insieme di variabili complesse”, come si legge sul sito dell’ENEA.**
Tra queste vanno incluse la configurazione della centrale termica, le fonti energetiche utilizzate, l’estensione della rete e le condizioni climatico ambientali che caratterizzano i diversi periodi dell’anno. La temperatura del fluido, infatti, diminuisce all’aumentare della distanza tra la centrale termica e il punto di utilizzo finale; inoltre, tale parametro dipende anche dal diametro delle tubature, dalla velocità di pompaggio, dal grado di isolamento termico della rete distributiva e, nondimeno, dalla domanda energetica delle singole utenze.
Per questo, tra i principali svantaggi ‘strutturali’ delle reti di teleriscaldamento si possono annoverare:
- un limitato ambito di applicazione; una centrale termica può servire efficacemente solo le utenze poste non oltre una certa distanza dal punto di generazione dell’energia; non a caso, la maggior parte delle reti copre uno o più quartieri e, solo di rado, l’intera area urbana. Inoltre, tale sistema si è dimostrato più efficace nelle aree ad alta densità abitativa in relazione ai costi complessivi;
- le perdite di rete, ovvero la progressiva dissipazione del calore;
- gli elevati costi iniziali per realizzare le strutture e gli impianti.
Di contro, non mancano gli aspetti positivi, sia di carattere generale sia per i singoli utenti; in particolare, il teleriscaldamento può comportare:
- minore impatto ambientale, in quanto produce una quantità inferiore di emissioni di anidride carbonica (CO2)
- minore dipendenza dai combustibili fossili; consente di utilizzare centrali termiche più efficienti e sfruttare, specie a livello di singoli edifici, fonti energetiche rinnovabili;
- riduzione degli sprechi e maggiore efficienza economica ed energetica, grazie ad una gestione centralizzata e ottimizzata dei processi di produzione e distribuzione;
- maggior spazio a disposizione all’interno degli edifici; il collegamento al teleriscaldamento non richiede l’installazione di caldaie o condizionatori separati presso le unità abitative o all’interno del condominio;
- assenza di costi accessori connessi alla gestione o alla manutenzione di caldaie e pompe di calore.
*https://www.airu.it/teleriscaldamento-il-punto-nellannuario-2023/