L’umidità è un parametro di particolare importanza per il comfort abitativo e per la qualità dell’aria all’interno degli ambienti domestici. Livelli troppo alti, infatti, possono tradursi in fenomeni problematici come l’accumulo di condensa, che può intaccare le superfici, gli arredi e le finiture. In aggiunta, tende a favorire lo sviluppo di muffe e flora batterica, che aumentano i rischi per la salute in special modo nei soggetti che soffrono di asma, allergie o problemi respiratori.
Per questo, non va trascurata la regolazione igrometrica, ossia il controllo e la modulazione del tasso di umidità, anche in relazione alla temperatura interna alla casa. Nel nostro approfondimento, vediamo qual è il livello ideale e quali accorgimenti mettere in pratica per raggiungerlo.
Cosa si intende per umidità?
L’umidità può essere definita, in maniera generica, come la quantità di vapore acqueo presente nell’aria. In realtà, in relazione a contesti pratici come quelli rappresentati dagli ambienti domestici, si fa quasi sempre riferimento all’umidità relativa, ovvero la percentuale che esprime il rapporto tra la quantità di vapore acqueo contenuta da un determinato volume di aria e quella massima che potrebbe essere contenuta nello stesso volume alle medesime condizioni di temperatura e pressione.
Umidità in casa: da cosa dipende.
Il tasso di umidità che caratterizza gli ambienti domestici può essere influenzato da una vasta gamma di fattori diversi e dal modo con cui interagiscono gli uni con gli altri. Uno di questi è certamente l’utilizzo di impianti di condizionamento, climatizzazione e ventilazione meccanica, oltre a sistemi di deumidificazione più o meno efficaci. Non meno rilevante, ai fini dell’equilibrio termoigrometrico, è il livello di coibentazione dell’edificio; gli scambi termici con l’esterno modificano il tasso di umidità, spesso favorendo un maggiore bilanciamento tra aria secca e vapore acqueo e limitando i fenomeni di condensa.
Un’adeguata traspirazione, infatti, fa sì che l’umidità relativa interna all’abitazione non raggiunga livelli troppo alti o troppo bassi; al contempo, molte delle più comuni attività domestiche contribuiscono a generare grandi quantità di vapore acqueo. Basti pensare, ad esempio, alle docce calde, alla stiratura del bucato, ai lavaggi a vapore di tende e tappeti oppure alla preparazione di cibi e pietanze, sia sui fornelli a gas che in forno elettrico.
Qual è il livello di umidità ideale in casa?
Al fine di garantire un livello ottimale di comfort abitativo e di salubrità dell’aria, si raccomanda generalmente di mantenere un grado di umidità ideale in casa compreso tra il 40% e il 60%, anche se il livello minimo non dovrebbe mai essere inferiore al 45%-50%.
Negli ambienti domestici, però, spesso il tasso igrometrico varia sensibilmente durante l’anno con l’alternarsi delle stagioni. D’inverno, ad esempio, il riscaldamento innalza la temperatura interna, facendo evaporare le particelle d’acqua presenti nell’aria e riducendo, di conseguenza, il livello di umidità relativa (fino al 20%). Poiché l’aria può diventare particolarmente secca, spesso ai radiatori vengono abbinati dei diffusori, piccoli contenitori d’acqua che hanno lo scopo di mantenere un adeguato livello di umidità interna. Al contempo, quando l’aria calda viene a contatto con superfici fredde come pareti e finestre si trasforma in condensa, rendendo l’ambiente meno salubre in quanto, in combinazione con le elevate temperature, agevola la formazione di muffe. D’estate si verifica lo stesso fenomeno ma secondo una dinamica inversa: l’aria fredda emessa dai condizionatori condensa a contatto con superfici calde.
Temperatura e umidità ideale in casa: cosa c’è da sapere.
Come si può agevolmente intuire, c’è una relazione molto stretta tra il livello di umidità in casa e la temperatura interna. Pertanto, occorre tenere sotto controllo i livelli igrometrici all’interno degli spazi domestici a prescindere dalle condizioni atmosferiche dell’ambiente esterno. Se, ad esempio, fuori la temperatura è prossima allo zero e l’umidità sfiora il 100% (è il caso delle sere invernali caratterizzate da nebbia fitta), non è detto che l’umidità relativa dentro casa sia sufficiente. Con il riscaldamento acceso a 20°, il tasso igrometrico fatica a superare il 20%; in altre parole, per quanto possa sembrare controintuitivo, occorre comunque umidificare l’ambiente anche se all’esterno l’umidità relativa è molto più alta. In sintesi, quindi, è inutile chiedersi qual è l’umidità ideale in casa con 20 gradi o 30 gradi, poiché la risposta è sempre la stessa: tra il 40% e il 60%. Meglio, piuttosto, cercare di mantenere un buon equilibrio termico, evitando eccessi nel riscaldamento o nel raffreddamento degli ambienti.
Come misurare e regolare i livelli igrometrici dentro casa.
La percentuale di umidità presente nell’aria all’interno degli ambienti domestici può essere rilevata mediante strumenti di precisione, ovvero:
- un igrometro; è un dispositivo, analogico o digitale, in grado di misurare l’umidità relativa. Alcuni modelli rilevano anche la temperatura ambientale;
- gli smartphone dotati di sensori di rilevazione dell’umidità relativa; questi consentono, tramite un’apposita app, di visualizzare in maniera immediata i livelli igrometrici in una determinata area.
Avvalendosi di questi strumenti, è possibile sapere se e quando è necessario modulare l’umidificazione degli ambienti domestici al fine di ripristinare un grado di umidità ideale in casa. Allo scopo, oltre ai sistemi di (de)umidificazione è possibile mettere in pratica alcuni semplici accorgimenti.
Per ridurre o smaltire l’umidità eccessiva:
- favorire la ventilazione e il ricircolo dell’aria, tenendo aperte le finestre. In estate, è preferibile arieggiare gli ambienti di mattina presto oppure di sera (affinché la casa non si riscaldi troppo) mentre in inverno è consigliabile tenere gli infissi aperti o socchiusi a metà giornata, quando la temperatura esterna è più mite, così da non disperdere troppo calore;
- verificare la presenza di eventuali perdite d’acqua provenienti dall’impianto idrico. Per capillarità, l’acqua che fuoriesce dalle tubature si diffonde all’interno delle strutture murarie, rendendo gli ambienti molto umidi. In tal caso, occorre intervenire tempestivamente sia per tamponare la perdita che per il risanamento del supporto in muratura.
Se, di contro, è necessario incrementare l’umidità relativa, ecco alcune semplici tecniche:
- disporre dei contenitori d’acqua vicino ad una fonte di calore oppure degli appositi umidificatori sui termosifoni quando questi sono in funzione;
- inserire alcune piante da interno, come la felce o il Pothos, che possono contribuire a mantenere un tasso di umidità ideale in casa, in quanto rilasciano particelle d’acqua aeriformi durante il processo di traspirazione.
Rapporto tra il grado di umidità ideale in casa e i consumi.
La regolazione termoigrometrica è un aspetto del benessere abitativo che può avere riflessi notevoli anche sui consumi energetici. Da un lato, infatti, il ricorso frequente ai deumidificatori (soprattutto quelli portatili) può comportare un accrescimento del dispendio di energia elettrica; dall’altro, un uso scorretto dei sistemi di condizionamento e climatizzazione tende ad inficiare l’equilibrio tra temperatura e umidità relativa, rendendo necessario tenere gli impianti in funzione più a lungo.
Per non far lievitare i costi in bolletta, e mantenere un ambiente salubre e confortevole, è quindi consigliabile modulare la temperatura – sia del riscaldamento che del raffrescamento – su pochi gradi di differenza con l’ambiente esterno e, se necessario, sfruttare le funzioni di regolazione dell’umidità e di ricircolo dell’aria integrate negli apparati di climatizzazione. Anzi, talvolta la sola deumidificazione può attutire la sensazione di caldo, limitando così il dispendio energetico prodotto dai condizionatori, dal momento che si tratta di una funzione che richiede meno energia.