Classe energetica casa: cos’è il certificato energetico o APE.

Gli edifici, specie quelli residenziali, sono strutture particolarmente energivore; stando ai dati riportati dal sito ufficiale della Commissione Europea*, “l’85% degli edifici nell’Unione Europea è stato costruito prima del 2000 e il 75% offre scarse prestazioni energetiche”. Dagli edifici pubblici e privati scaturisce circa il 40% del totale dei consumi energetici in UE, nonché il 50% di quelli relativi soltanto al gas. “Il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti”, si legge sul sito della Commissione UE, “è quindi cruciale per risparmiare energia, ridurre le bollette per cittadini e imprese e creare un parco immobiliare completamente decarbonizzato e a zero emissioni entro il 2050”. Allo scopo, l’Unione Europea ha varato, nei primi anni Duemila, la Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (Energy Performance of Buildings Directive).

Cosa si intende per “prestazione energetica” di un edificio?

La Legge 3 agosto 2013, n. 90, la norma che ha recepito la Direttiva 2010/31/UE, fornisce la seguente definizione di prestazione energetica di un edificio: “quantità annua di energia primaria effettivamente consumata o che si prevede possa essere necessaria per soddisfare, con un uso standard dell’immobile, i vari bisogni energetici dell’edificio. Tra questi, rientrano la climatizzazione, sia estiva che invernale, la produzione di acqua calda sanitaria e la ventilazione. Per gli edifici del settore terziario, si tiene conto anche dell’illuminazione e di impianti quali ascensori e scale mobili.

Tale quantità di energia ‘primaria’ (ossia non soggetta a trasformazione o conversione), stabilisce la normativa, “viene espressa da uno o più descrittori che tengono conto del livello di isolamento dell’edificio e delle caratteristiche tecniche e di installazione degli impianti tecnici”.

L’attestato di prestazione energetica (APE): cos’è e chi lo rilascia.

La prestazione energetica di un edificio viene certificata mediante l’attestato di prestazione energetica (APE) che, ai sensi della normativa vigente, è il documento “rilasciato da esperti qualificati e indipendenti che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l’utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica”.

Si differenzia dall’attestato di “qualificazione energetica” che può essere realizzato e asseverato da un professionista abilitato “non necessariamente estraneo alla proprietà, alla progettazione o alla realizzazione dell’edificio”. L’attestato riporta “i fabbisogni di energia primaria” e la classe energetica dell’edificio o della singola unità immobiliare.

L’APE ha una validità temporale massima pari a 10 anni a partire dalla data di rilascio. Secondo quanto disposto dalle Linee guida del MIMIT, l’attestato deve essere aggiornato a seguito diogni intervento di ristrutturazione o riqualificazione che riguardi elementi edilizi o impianti tecnici in maniera tale da modificare la classe energetica dell’edificio o dell’unità immobiliare”. Affinché risulti valido, l’APE deve riportare (oltre alla prestazione e alla classe energetica) le seguenti informazioni:

  • la qualità energetica” del fabbricato, un parametro che riguarda il contenimento dei consumi per il riscaldamento e il raffrescamento, attraverso appositi indici;
  • i valori di riferimento (i “requisiti minimi”);
  • le emissioni di anidride carbonica;
  • l’energia esportata;
  • le raccomandazioni per migliorare l’efficienza energetica dell’edificio che includono, tra gli altri, “le proposte degli interventi più significativi ed economicamente convenienti”.

 

Gli attestati rilasciati per singole unità immobiliari ed edifici vengono raccolte nel Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE), istituito nel 2015 e gestito dall’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Classi energetiche degli edifici: cosa sono e come si calcolano.

La ‘classe energetica’ è l’indicatore che esprime sinteticamente il livello di prestazione energetica di un edificio, attestato mediante le procedure previste dalle norme in vigore. In altre parole, è il risultato che scaturisce dal calcolo delle prestazioni energetiche, effettuato prendendo in considerazione parametri specifici.

La classe energetica dell’edificio” – spiega una nota del MIMIT* – “è determinata sulla base dell’indice di prestazione energetica globale non rinnovabile dell’edificio EPgl,nren, per mezzo del confronto con una scala di classi prefissate, ognuna delle quali rappresenta un intervallo di prestazione energetica definito”. La scala è formata da una serie di indicatori alfabetici ordinati progressivamente; la lettera ‘G’ rappresenta la classe con l’indice più alto (che corrisponde a consumi più elevati) mentre la lettera ‘A’ identifica le classi con l’indice migliore in termini di efficienza energetica. La classe ‘A’ include quattro sottoclassi, che vanno da A1 (maggiori consumi) a A4 (miglior efficienza).

Secondo la scala di classificazione degli edifici sulla base dell’indice di prestazione energetica globale (EPgl,nren), a ciascuna classe corrispondono i seguenti valori:

  • Classe A4: EP ≤ 0,40;
  • Classe A3: 0,40 < EP ≤ 0,60;
  • Classe A2: 0,60 < EP ≤ 0,80;
  • Classe A1: 0,80 < EP ≤ 1,00;
  • Classe B: 1,00 < EP ≤ 1,20;
  • Classe C: 1,20 < EP ≤ 1,50;
  • Classe D: 1,50 < EP ≤ 2,00;
  • Classe E: 2,00 < EP ≤ 2,60;
  • Classe F: 2,60 < EP ≤ 3,50;
  • Classe G: EP > 3,50.

Come si calcola la classe energetica della casa.

Il procedimento, che si basa su svariate norme tecniche, può interessare un progetto per una nuova costruzione oppure un edificio esistente. Nel primo caso, si parla di “calcolo da progetto”, basato su dati di ingresso relativi al clima, all’uso standard dell’edificio e alle caratteristiche del fabbricato e degli impianti che si possono desumere dal ‘progetto energetico’.

Nel secondo caso, invece, il calcolo è “da rilievo”, in quanto i dati di ingresso vengono raccolti da una struttura esistente. Il procedimento segue gli stessi passi:

  • reperimento e scelta dei dati di ingresso;
  • applicazione del corretto metodo di calcolo;
  • espressione degli indici di prestazione energetica in termini di energia primaria;
  • individuazione degli interventi di miglioramento.

 

Le operazioni matematiche (i ‘calcoli’ veri e propri) sono eseguiti da appositi algoritmi, stabiliti dalle norme tecniche di riferimento. Ottenuto l’indice che esprime l’efficienza energetica della casa, la classe si ricava dal confronto con la scala graduata A-G.

Come migliorare la classe energetica degli edifici: gli interventi possibili.

L’aumento del livello di efficienza energetica degli edifici passa da una serie di interventi mirati, che possono interessare non solo gli impianti ma anche le componenti opache (i muri) e trasparenti (finestre, vetrate, lucernari e simili) dell’involucro esterno dell’edificio. Rientrano infatti tra le opere di riqualificazione energetica:

  • il miglioramento della coibentazione delle strutture murarie, comprese le coperture e i pavimenti;
  • la sostituzione di infissi e serramenti;
  • l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria;
  • la sostituzione di caldaie tradizionali con modelli a condensazione, a biomassa o con pompe di calore;
  • l’installazione di schermature solari;
  • la posa in opera di apparecchiature e dispositivi di domotica (o sistemi di Building Automation) che consentono di controllare gli impianti da remoto.

 

*https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-efficiency/energy-performance-buildings/energy-performance-buildings-directive_en

*https://www.mimit.gov.it/images/stories/normativa/DM_Linee_guida_APE_allegato1.pdf

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