Tra le soluzioni di nuova generazione adottate per la climatizzazione degli ambienti domestici figura il riscaldamento a parete. Si tratta di una tipologia di impianto ‘radiante’ che presenta diverse similitudini con gli impianti a pavimento; può garantire diversi vantaggi, aumentando il comfort abitativo e ottimizzando il dispendio di energia. Anche dal punto di vista tecnico e impiantistico non mancano i punti a favore del riscaldamento a parete, soprattutto in termini di riduzione degli ingombri, in quanto non richiede la posa di elementi riscaldanti esterni come termosifoni o caloriferi. Di contro, vanno presi in considerazione anche alcuni potenziali svantaggi, legati alla complessità degli interventi necessari e alle caratteristiche dell’edificio. Vediamo, di seguito, tutto quanto c’è da sapere e quali fattori prendere in considerazione nella scelta di un impianto di riscaldamento radiante a parete.
Com’è fatto un impianto di riscaldamento a parete?
Gli impianti di riscaldamento a parete sono formati da appositi pannelli vincolati ai supporti murari (quelli a soffitto utilizzano moduli molto simili dal punto di vista costruttivo). Possono essere installati sia all’interno di edifici di nuova costruzione sia nell’ambito di lavori di ristrutturazione, in sostituzione degli impianti preesistenti.
I pannelli radianti sono formati da una lastra di cartongesso fresato accoppiata ad una di polistirene, che serve ad aumentare il grado di isolamento termico ed evitare le dispersioni di calore verso l’esterno. Tra le due lastre sono posizionati i pannelli radianti, costituiti da una serie di serpentine metalliche formate da una tubazione da 10 mm di diametro dotata di barre di fissaggio e staffe di supporto. Solitamente il pannello ha un’ampiezza predefinita ma sul mercato sono disponibili anche componenti modulari ‘su misura’, per adattarsi a specifiche esigenze progettuali. Nel caso in cui l’impianto sia di tipo elettrico, le serpentine sono formate da resistenze elettriche, anziché da tubazioni in cui circola acqua calda.
In alternativa ai pannelli in cartongesso, la cui posa avviene ‘a secco’ (vanno vincolati al supporto in muratura oppure ad un’intelaiatura metallica), l’impianto radiante a parete può essere realizzato ‘sottointonaco’. Le serpentine vengono ricoperte da un intonaco speciale, in grado di consentire un irraggiamento ottimale del calore; per superfici particolarmente ampie, è necessario implementare alcuni accorgimenti, quali la posa di giunti di dilatazione o di una rete di supporti per l’intonaco (se la parete è più lunga di 10 metri). Questi deve poi essere lasciato a ‘stagionatura’ per un periodo che oscilla tra i 20 e i 30 giorni, a seconda delle condizioni climatico ambientali e delle caratteristiche del prodotto utilizzato.
Come funziona il riscaldamento radiante a parete.
Il principio alla base degli impianti a parete non si discosta molto da quello dei termosifoni; il calore si diffonde nell’ambiente per irraggiamento. In parole povere, il calore si sposta da un corpo all’altro, senza bisogno di un ‘vettore’, al contrario di quanto accade nei sistemi a convezione, che producono aria calda per scaldare gli ambienti. Un impianto a parete, quindi, cede il calore alle superfici che, a loro volta, convogliano il calore all’interno delle varie stanze della casa, in maniera regolare e uniforme.
Ma come viene prodotto il calore per un impianto radiante? Questo aspetto consente di individuare due opzioni diverse:
- nei sistemi alimentati da una caldaia o da una pompa di calore, all’interno delle serpentine viene fatta circolare acqua calda; questa cede il calore all’intonaco che – grazie alla particolare conformazione e al mix dei materiali che lo compongono – lo lascia trapelare all’interno della stanza;
- negli impianti elettrici, invece, le serpentine sono a tutti gli effetti dei lunghi resistori, ossia componenti realizzate in materiale con proprietà conduttive che, quando sono percorse dalla corrente elettrica, si riscaldano. Ciò è dovuto al fatto che il materiale conduttore oppone una parziale ‘resistenza’ al passaggio della corrente che, di conseguenza, perde parte della propria tensione, dispersa sotto forma di calore. Questi viene poi ceduto all’ambiente tramite l’intonaco o il pannello di cartongesso. Per soluzioni di questo tipo si parla anche di ‘riscaldamento elettrico a parete’.
A prescindere dalla fonte termica, gli impianti radianti a parete sono regolati da termostati e altri dispositivi che consentono di modulare la temperatura e altri parametri funzionali.
Riscaldamento a parete pro e contro: quali sono.
Al pari di altre soluzioni per il riscaldamento domestico, gli impianti radianti a parete implicano sia vantaggi che svantaggi, che possono risultare più o meno significativi a seconda del contesto abitativo di riferimento.
I principali punti a favore di questa soluzione sono:
- la facilità di installazione dei pannelli modulari in cartongesso; la posa è piuttosto semplice e i tempi di realizzazione particolarmente rapidi, oltre che poco invasivi. Inoltre, la spiccata modularità rende l’impianto ‘a secco’ estremamente flessibile e adattabile agli ambienti più diversi;
- la distribuzione uniforme del calore; poiché il riscaldamento non dipende da un solo dispositivo di emissione o irraggiamento, il calore si propaga in maniera omogenea all’interno dell’ambiente;
- la bassa inerzia termica dei pannelli fa sì che si scaldino velocemente;
- l’impatto sulla salubrità dell’aria; non presentando elementi radianti ‘esterni’, un impianto a parete non contribuisce all’accumulo e alla circolazione di polvere e allergeni che, di contro, tendono ad annidarsi tra i moduli dei termosifoni o nei filtri dei climatizzatori.
Per quanto riguarda i possibili ‘contro’, gli aspetti da considerare sono:
- la complessità della posa ‘sotto intonaco’; per quanto in commercio siano largamente disponibili prodotti premiscelati, la composizione del mix e lo spessore dello strato in cui vanno inglobati i pannelli devono essere tali da non ostacolare l’irraggiamento del calore;
- le limitazioni sull’arredo; grandi mobili voluminosi sono di ostacolo al passaggio del calore e rendono l’impianto meno efficace;
- la necessità di un elevato grado di isolamento termico; affinché il riscaldamento radiante risulti davvero efficiente, in termini di prestazioni e consumi, le pareti devono essere adeguatamente coibentate rispetto all’esterno, per evitare la dispersione del calore;
- la regolazione della temperatura; generalmente occorre più tempo per modificare il parametro di partenza, poiché l’impianto ‘lavora’ in maniera graduale.
Quando conviene scegliere il riscaldamento a parete?
In diversi contesti gli impianti radianti a parete possono rappresentare una valida alternativa ad altre soluzioni per il riscaldamento domestico. È il caso, ad esempio, delle abitazioni in cui non si possa procedere con l’installazione di un impianto a pavimento (per non intaccare una superficie di pregio o a causa di vincoli tecnici e pratici).
In aggiunta, i pannelli radianti a parete possono essere un’efficace opzione di ‘integrazione’ a supporto di un impianto già esistente. Più in generale, questa soluzione ‘conviene’ soprattutto se l’edificio presenta pareti e infissi ben isolati.
Di contro, la complessità di una posa ‘sottointonaco’ e gli elevati costi iniziali possono farne un’opzione poco praticabile, specie per ambienti molto ampi che richiedono accorgimenti ulteriori. Infine, non va sottovalutata la manutenzione – altamente specializzata – e le possibili difficoltà da mettere in conto per eventuali riparazioni o sostituzione dei pannelli.