Dove smaltire le pile esauste.

Molti dispositivi elettrici ed elettronici di uso comune, specie quelli di piccole dimensioni, sono spesso alimentati a pile, in formato ‘stilo’ oppure ‘a bottone’. Basti pensare a quelle che si trovano nel telecomando della TV o del climatizzatore, negli smart speaker, nelle casse Bluetooth portatili o in qualsiasi altro prodotto che non sia alimentato o ricaricabile via cavo.

Le pile, anche se ricaricabili, non sono certo eterne e, prima o poi, vanno sostituite quando hanno esaurito la propria carica di energia. In tal caso, si dice che sonoesauste’ e non possono essere utilizzate ulteriormente. Di conseguenza, vanno smaltite: ma in che modo? Nel nostro approfondimento vediamo dove si buttano le pile scariche secondo quanto previsto dalle norme in vigore.

Le pile esauste, una particolare categoria di rifiuto urbano.

Prima di analizzare le disposizioni normative relative al loro smaltimento, è bene definire dal punto di vista tecnico cosa sia una pila. In parole estremamente semplici, si tratta di una cella elettrochimica, in grado di produrre energia elettrica mediante una reazione chimica. Ne esistono di vari tipi, che si differenziano per il formato e per le sostanze presenti al loro interno; le più comuni sono le cosiddette ‘stilo’ (contrassegnate dal codice AA).

In realtà, le pile sono ‘accumulatori’ e, pertanto, fanno parte di un’ampia categoria, che comprende sia le batterie delle autovetture sia le ‘pile a bottone’ quelle, per intenderci, che si trovano nella maggioranza degli orologi da polso.

In termini ambientali, invece, la presenza al loro interno di sostanze chimiche potenzialmente dannose per l’ambiente e non solo rende lo smaltimento delle pile esauste più complesso rispetto a quello di altri rifiuti solidi. Le comuni pile ‘stilo’, infatti, non sono altro che celle elettrochimiche singole che contengono nichel e cadmio mentre quelle ‘a bottone’ sono pile miniaturizzate al mercurio.

Secondo quanto stabilito dal Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, i “rifiuti di pile e accumulatori” rientrano nella categoria dei “rifiuti urbani”. Al contempo, le “batterie al nichel-cadmio” e le “batterie contenenti mercurio” sono classificate come rifiuti pericolosi.

La normativa sullo smaltimento delle pile esauste.

La principale fonte normativa relativa allo smaltimento delle pile scariche è il Decreto Legislativo 20 novembre 2008, n. 188, che recepisce la Direttiva 2006/66/CE “concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti”.

Il Decreto impone a “i produttori o i terzi che agiscono in loro nome” di organizzare e gestire “sistemi di raccolta separata di pile ed accumulatori portatili”. Tali sistemi, specifica la norma, devono permettere agli utilizzatori finali di conferire gratuitamente i rifiuti in punti di raccolta accessibili nelle vicinanze. Inoltre, “non devono comportare oneri” né “l’obbligo di acquistare nuove pile o nuovi accumulatori”.

I produttori di pile, in aggiunta, sono tenuti per legge a informare i consumatori circa:

  • i potenziali effetti sull’ambiente e sulla salute delle sostanze presenti nelle celle elettrochimiche;
  • l’obbligo di smaltire correttamente le pile come rifiuti urbani tramite raccolta separata;
  • i sistemi di raccolta disponibili;
  • il ruolo che possono avere nel processo di riciclaggio delle pile;
  • il “significato del simbolo raffigurante il bidone della spazzatura con ruote barrato da una croce” e dei simboli chimici che indicano le sostanza potenzialmente presenti nella pila: Hg per il mercurio, Cd per il cadmio e Pb per il piombo.

Dove si buttano le pile esauste?

Le norme in vigore prevedono che le pile scariche vengano raccolte separatamente, ossia al di fuori del circuito della raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. In particolare, l’articolo 6 del Decreto Legislativo 20 novembre 2008, n. 188 prevede due opzioni:

  • in un raccoglitore di pile esauste. Nello specifico, è possibile utilizzare i “contenitori per il conferimento dei rifiuti di pile e accumulatori” messi a disposizione da “i distributori che forniscono nuove pile e accumulatori portatili”. Si tratta solitamente di cilindri trasparenti in plastica, presenti soprattutto in esercizi quali tabaccherie e ferramenta, o di grandi cassoni con coperchio (generalmente si trovano nelle isole ecologiche o in punti dedicati al conferimento dei rifiuti);
  • presso “strutture di raccolta” pubbliche quali, ad esempio, le ‘isole ecologiche’. In tal caso, è necessario che i produttori di pile – o i loro intermediari – abbiano stipulato un’apposita convenzione con le aziende che hanno in gestione il servizio della gestione dei rifiuti. È bene quindi consultare le disposizioni in vigore nel proprio comune di residenza per verificare se sia effettivamente conferire le pile esauste anche presso una struttura di raccolta.

 

Data la natura potenzialmente pericolosa del contenuto delle pile, per legge “è vietato lo smaltimento in discarica o mediante incenerimento”. In sostanza, le norme vigenti impediscono di gettare le pile scariche assieme ad altri rifiuti ‘non differenziabili’ che costituiscono quella che viene comunemente indicata come la ‘frazione del secco’ o ‘indifferenziata’.

Come trovare i contenitori delle pile esauste.

Esistono svariati canali che consentono di individuare i punti in cui conferire correttamente le pile esaurite; come già accennato, gli esercizi che vendono pile ‘stilo’ o ‘a bottone’ spesso sono dotati di piccoli raccoglitori dove è possibile gettare gratuitamente quelle esauste. Si trovano molto di frequente presso tabaccherie, supermercati e negozi di ferramenta, ma sono molto diffusi anche all’interno di gioiellerie e negozi di fotografia. Anche le sedi scolastiche spesso hanno dei raccoglitori per le pile esauste.

In alternativa, è possibile avvalersi di centri di raccolta gestiti dal proprio comune di residenza; come detto, quasi sempre nelle cosiddette ‘isole ecologiche’ è disponibile un grande raccoglitore dedicato per il conferimento delle pile.

A livello locale, invece, sono attivi servizi dedicati che organizzano la raccolta separata delle pile esauste mediante una rete di punti di conferimento temporaneo. Spesso consorzi ed altri enti simili (associazioni di quartiere, comunità di montagna) mettono a disposizione un elenco completo degli esercizi pubblici nei quali è possibile trovare un contenitore per la raccolta delle pile.

In assenza di enti di questo tipo, il consiglio è di rivolgersi direttamente all’azienda (o all’ufficio comunale) che si occupa della gestione dei rifiuti sul territorio del proprio luogo di residenza. È possibile richiedere una brochure informativa, oppure verificare la disponibilità di un servizio online che permetta di localizzare gli esercizi attrezzati per il conferimento delle pile esauste. In alternativa, i canali ufficiali dell’amministrazione comunale possono fornire le informazioni utili per individuare le aree di raccolta e i negozi dotati di appositi raccoglitori.

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